di Anja Rossi

Arte (anche) nelle periferie. La ‘Maestà sofferente’, la dibattuta, gigantesca ‘donna-poltrona’ trafitta di Gaetano Pesce, si staglia tra il verde di via della Fiera. Quattro tonnellate, otto metri di altezza, dieci di larghezza, dodici di lunghezza, è rosa carne ed è ispirata alle archetipe veneri paleolitiche.

La Nostra signora – quattordici tir per trasportarla, due autotreni per trasporti speciali, una gru per lo scarico e il montaggio – è la versione mastodontica di UP5&6, l’iconica poltrona del designer italiano.

È puntellata da 400 frecce e quello che nelle versioni ‘comode’ è un poggiapiedi, diventa la palla al piede di sua Maestà, con tanto di catena. Sei teste di animali predatori l’accerchiano, allegoria del pregiudizio maschile nei confronti della donna.

Polemiche a quintali

È stata donata dall’artista alla città, attraverso Vittorio Sgarbi. Ferma, granitica, eppure squassa la pianura “per celebrare la donna e il suo coraggio”, come dice il presidente di Ferrara Arte. Era già apparsa nel 2019 durante il Salone del Mobile a Milano, suscitando polemiche, discussioni e fastidi.

Una donna paragonata a una poltrona? Gli uomini possono parlare di sofferenza femminile per mano di un uomo? – tra le questioni più inflazionate. Sono solo i primi quintali, se volessimo pesare l’arte, ma presto ne arriveranno altri.

Parco dell’arte nella periferia ferrarese

L’area, storicamente nota più per i puttan-tour e per ben altre fisicità, diventerà luogo d’arte, prolungamento della piazza e del centro città, patrimonio Unesco.

Chi l’avrebbe mai detto? La periferia della periferia padana si riprende la sua rivincita. E Ferrara città d’arte diventa anche Ferrara periferia d’arte, museo a cielo aperto, anche oltre le mura. Quella che prima era solo una fetta di verde frapposta tra una rotonda e gli immensi spazi della Fiera (ora centro per i vaccini anti-Covid) diventerà il Parco dell’arte e delle sculture, dall’impulso di Sgarbi recepito dall’Amministrazione Comunale.

Ferrara ha la sua Anna Magnani

“Anna è romantica: vede la figura nel paesaggio, la figura in movimento, immersa tra le cose come in un abbozzo impressionistico. Io cerco la plasticità dell’immagine. Non posso essere impressionistico. Amo lo sfondo, non il paesaggio” aveva detto Pier Paolo Pasolini, parlando del suo film Mamma Roma. Buona parte della critica l’aveva aspramente criticato, durante la presentazione alla XXIII Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Correva l’anno 1962. Ora anche Ferrara ha la sua Anna Magnani. E ama lo sfondo, non il paesaggio.