A chi non è mai capitato di desiderare di viaggiare nel tempo, per dare una svolta diversa alla propria vita o per scoprire come vivranno le future generazioni?

Il cronoviaggio, dove in tanti hanno visto la possibilità di cambiare le proprie sorti, é un caposaldo della fantascienza sviluppato
anche tra i trend attuali nelle serie tv. In questo tempo sospeso di pandemia, anche le narrazioni visive seriali possono portarci a esplorare la realtà contemporanea proponendoci diverse prospettive per leggerla.

In particolare una recente serie tv prova a spostare il punto di vista, prendendo le mosse dalla domanda “che cosa succederebbe se i rifugiati non arrivassero da un luogo, ma da diverse epoche storiche?”.

Si tratta della serie norvegese “Beforeigners” realizzata da HBO Europa, disponibile su Raiplay, racconto interessante che segnaliamo agli appassionati del genere sci-fi, che magari si sono avvicinati alle piattaforme durante questi mesi di lockdown.

Scritta da Anne Bjornstad e Eilif Skodvin, regia di Jens Lien, la serie sviluppa un’idea narrativa che mescola fantascienza, poliziesco e critica sociale, a tratti con sottile ironia e comicità, intorno all’accoglienza e all’integrazione dei migranti, ma anche agli stereotipi e alle dinamiche che muovono la rappresentazione mediatica di questi temi.

I ‘migranti del tempo’ emergono preannunciati da strani bagliori dall’oceano Atlantico nella Norvegia attuale, ma con l’identità
culturale e la lingua dei ‘norvegesi antichi’ quali sono. Con il passare degli anni saranno definiti “beforeigners” dagli autoctoni, letteralmente “gli stranieri del prima”, e le cose cambieranno molto.

In questo caso l’espediente narrativo genera straniamento e pare dare forma al ‘loro sono qui ma non adesso’, ma chi sono i ‘discronici’ e chi i ‘contemporanei’? Qual è il mistero che emerge dalle profondità dell’oceano con cui si trova a fare i conti la comunità della serie tv?

Senza spoilerare nulla, sembra che il fenomeno, carico di misteri che i cronoagenti indagheranno, stia accadendo in tutto il mondo.

Per chi vuole approfondire, un’altra serie che affronta la migrazione temporale in chiave fantasy, è anche “The crossing” della ABC (su Amazon Prime), che ha ricevuto la stima di Stephen King e che per certi aspetti è stata accostata alle atmosfere di “Lost” di J.J. Abrams.

Qui siamo sulle coste diuna piccola cittadina dell’Oregon (Stati Uniti), dove dalle profondità dell’oceano approdano i richiedenti asilo, questa volta transitati da un mondo ostile situato ben 2 secoli circa nel futuro.

Chi vuole allargare lo sguardo su più proposte e scoprire cose nuove stando nel presente, che è
ricco di realtà positive, ci sono invece altri generi come il comedy drama, che offrono molte storie di incontri tra culture, in un’ottica di conoscenza reciproca.

Hai visto serie su questi temi che ti sono piaciute? Segnalacele nei commenti!