Sebrenica, 1924. Ferrara, 2021. 

A Sebrenica c’è un campo di patate diviso da uno steccato perché appartiene a due signori che non si assomigliano tanto, però siamo nel 1924 e tutto sembra normale. 

Siamo nel cuore della Bosnia-Erzegovina, nel cuore dei Balcani, nel cuore dell’Europa, dove cattolici, ortodossi e musulmani si sfiorano come in nessuna parte del mondo. In questa terra dove se incontri un campanile, la volta dopo vedrai un minareto. 

Ma torniamo al nostro campo di patate, diviso da uno steccato. Questo campo appartiene a due signori, uno serbo e l’altro musulmano, che hanno qualcosa in comune oltre a quello steccato: a unirli c’è la passione viscerale per il calcio.

Per questo, a un certo punto il signore serbo ed il signore musulmano si mettono d’accordo per abbattere il confine e fare delle loro proprietà un campo solo dove poter rincorrere una palla. In questo Paese, in questa città e proprio in questo campo nel luglio del 1995 verranno commesse le più cruenti atrocità del dopo guerra, ma questa è un’altra storia.  

Da questo campo, prima ancora, nascerà una squadra che si chiamerà FK Gruber. Il Gruber sarà aperto a tutti, qui giocano giocatori di ogni etnia e religione. Serbi, croati, mussulmani, non importa da dove vengono, c’è solo una palla da calciare dentro la porta degli altri. 

Si sa, in tutto il mondo, il pallone spesso riesce laddove politica e diplomazia falliscono.

La politica che, non sempre va a braccetto con la diplomazia. La politica che, invece di favorire la tolleranza, promuove l’intolleranza. La politica che non sempre riesce a vedere oltre gli steccati, anzi diventa miope e per sua incapacità di veduta alza muri.

L’Università del Québec a Montreal a seguito di studi strategici e diplomatici ha censito più di 70 barriere di confine presenti nel mondo. Queste barriere, recinti dalla caduta del muro di Berlino, il muro più famoso di tutti, sono più che triplicate. Basti pensare che tra il 1945 ed il 1991 ce n’erano solamente 19. 

Dopo che ho scoperto questi numeri, avrei voluto scrivere di tutte queste barriere, di come siano servite a qualcosa, abbiano risolto i problemi per cui erano state costruite, ma sono state inutili. 

Chissà cosa direbbero quel signore serbo e quello mussulmano nell’apprendere che solo nel cuore dell’Europa nel 2015 sono stati costruiti più di mille km di recinzioni. Recinzioni che vogliono impedire presunte infiltrazioni terroristiche, muri che vorrebbero bloccare i traffici di droga, muri che vorrebbero bloccare i flussi dell’immigrazione irregolare. 

Muri che, invece di risolvere i problemi ne creano altri molto più grandi e violenti. 

A ben vedere, però, il muro sembra un po’ la cifra del nostro tempo, in cui se io ho un problema, lo risolvo a tuo discapito e poi non mi riguarda più. 

Un tempo in cui la mia felicità non dipenda dalla tua felicità, anzi la tua felicità spesso interferisce. 

Un tempo in cui se da sera a mattina ti svegli e invece di vedere un parco fiorito vedi una gabbia in profili metallici, è bellissimo ed è giusto così, com dicono, tutti quelli che in quella zona non ci abitano però. 

A tutti quelli che pensano alle recinzioni dei parchi come alla soluzione dei problemi, invito di fare questo esperimento, di portarsi in prossimità ad una finestra, chiudere gli occhi e immaginarsi quel parco sotto casa recintato, proprio così come vedete nella foto…. 

Questo è quello che succede anche a Ferrara, oggi anno 2021. Dove si tolgono panchine e si recintano parchi. Che sia ben chiaro, lo spaccio è un problema grave e attuale e non assolutamente di facile soluzione, anzi. 

È lodevole il fatto di voler combattere la criminalità. Ma credo che recintare un parco per spostare  20 metri più in là il problema non sia la soluzione. 

Perché recintare un parco significa di privarlo dalla sua anima, e l’anima di un parco è proprio quella sensazione di libertà, di evasione, di svago che provi appena metti il piede sull’erba. 

Il parco è un luogo di incontro dove se ti vedo, dalla strada posso correre per abbracciarti senza ingressi contingentati o reticolati che ostacolino il mio saluto. 

Mai come in questo periodo, abbiamo sperimentato cosa vuole dire stare rinchiusi dentro i muri, ne abbiamo sofferto tremendamente, nonostante avessimo le nostre comodità, ma la mente ha bisogno di evadere, fare due passi, e solitamente – per chi sta in città – non c’è luogo migliore che farlo che in un parco aperto. 

Viviamo nella costante paura, prima di uscire di casa controlliamo minimo 10 volte se abbiamo chiuso bene la serratura della porta di casa. Le nostre abitazioni sono protette da sistemi di sicurezza sofisticati, le nostre finestre sono difese da vetri antisfondamento e inferriate, viviamo barricati nelle nostre case.   

Risparmiamo almeno i parchi da questo sbarramento, da questa barricate con sbarre lanceolate. Facciamoli diventare luoghi di incontro e integrazione.  

Veramente crediamo che saranno le recinzioni a salvare i ferraresi dalla droga ?