Il tema della settimana, tralasciando le polemiche sugli assembramenti per lo scudetto dell’Inter e la bufera sul discorso di Pio e Amedeo, è senza ombra di dubbio la discussione avvenuta telefonicamente tra il cantante Fedez e alcuni membri della Rai.

Proviamo a spiegare brevemente l’accaduto.

Fedez è stato invitato a cantare al Concerto del Primo Maggio, notoriamente un palcoscenico in cui gli artisti si esibiscono spesso esperimento la loro opinione su temi influenti di natura sociale, politica e culturale, di facile provocazione.

La prassi vuole, in maniera comunque legittima, che gli interventi degli artisti vengano letti prima della loro esibizione per varie ragioni altrettanto valide come il coordinare meglio lo spettacolo.

In base al pubblico, al target e al progetto si segue generalmente una linea editoriale che, in questo caso, “invita” a non fare nomi di politici. Pur non esistendo una legge specifica, se ne comprende la motivazione di tale scelta. Evitando volontariamente di addentrarci nel merito della questione, è evidente come la Rai sia da sempre dei partiti: direttori, capi di reti e dirigenti rispecchiano infatti fedelmente l’assetto del parlamento. Sarebbe dunque un controsenso accettare e quindi ammettere le critiche a loro rivolte.

La recente polemica fa allora seguito alla visione del testo di Fedez, che nella giornata del lavoro voleva sfruttare il palcoscenico per parlare di un tema scottante come quello del DDL Zan, schierandosi a favore della legge contro l’omotransobia.

Alcuni passaggi facevano però esplicito riferimento a membri della lega.

Gli viene allora richiesto di eliminare queste parti usando un’ottima scusante: le persone interessate, non essendo presenti, non potrebbero certamente controbattere, velando in questo modo il chiaro intento di censura. Il Contratto di Servizio ed il Testo Unico della Radiotelevisione recitano infatti che l’obiettivo della Rai è quello di “fornire un servizio pubblico di qualità rispettoso dell’identità valoriale del Paese secondo i principi di libertà, completezza, obiettività e pluralismo dell’informazione”.

Sorge spontanea una considerazione: se la libertà di parola è fino a prova contraria sempre concessa, è però altrettanto viva la preoccupazione di essere condannati. E se la libertà di espressione è così forte da creare leggi, è allo stesso modo giusto che se ne parli liberamente.

La discussione tra Fedez e i membri Rai che si sono appellati a convenzioni varie viene così registrata dallo stesso rapper e parzialmente condivisa in un post Instagram, fino a raggiungere più di 14 milioni di visualizzazioni e oltre 90 mila commenti.

Per chi si stesse chiedendo se è consentito rendere pubblica una telefonata registrata, sì lo è, così come è lecito rendere noto lo stato dei fatti.

Si ricorda a tal proposito che già nel 1981 Massimo Troisi ricevette una chiamata simile a quella di Fedez e decise di non partecipare a Sanremo come ospite, dichiarando in una nota intervista la motivazione: gli fu “proibito di parlare di religione, politica, terrorismo e terremoto”.

Citando il titolo di una canzone di Fedez, questa “Brutta storia” ha rilevato che il potere dei follower ha superato questa volta il potere della politica. Perciò se le parole hanno sempre avuto un peso predominante nella società, segnando la storia, forse anche questo episodio avrà la sua forte risonanza nel nuovo millennio.