Mettetevi nei panni di una ragazza o di un ragazzo giovane: in Italia sei considerato tale finchè la tua età anagrafica non ha, almeno, un tre davanti alla seconda cifra.

Il bel paese già di suo non è un paese giovane; i dati ci dicono che gli over 65 compongono più del 23% della popolazione italiana mentre la percentuale degli under 15 arriva al 13, ma questo non significa che i giovani non possano avere un futuro degno di questo nome.

Siamo tutti consapevoli che da Marzo 2020 il mondo è cambiato ma non è stato distrutto.

Secondo alcuni dati, nel 2022, il 27% dei lavoratori dipendenti sarà impiegato in mansioni che ad oggi, poco più di sei mesi prima, ancora non esistono! Il 27%! Contando che sono 18 milioni i lavoratori dipendenti in Italia (fonte ISTAT 2020), significa che 5 milioni di questi 18 non sanno che mansione ricopriranno tra 6/12 mesi.

Le occasioni, quindi, si possono creare.

D’altro canto le offerte di lavoro (specie quelle delle grandi aziende) sono ormai sempre più mirate e specifiche. Spingono chi cerca lavoro in una realtà ambiziosa verso una specializzazione in modo molto forte. Il risultato sono altri investimenti e sacrifici dei singoli e/o delle relative famiglie per assecondare il mercato e, l’ imprenditore, si trova più candidati che non deve più formare lui e che, con un contratto a termine, può permettersi di non rinnovare per poi effettuare una nuova selezione.

È anche per questa ragione che l’ Italia è al di sotto della media Europea per gli investimenti delle aziende in formazione del personale.

Oltre a questo aspetto ci sono le burocrazie e il sistema lavoro che, negli ultimi anni, in Italia è stato creato. Le Istituzioni hanno cercato di far ripartire il mercato del lavoro partendo da agevolazioni per coloro che devono assumere trascurando, sotto certi aspetti, chi deve essere assunto.

Il contratto a voucher (già abolito), i contratti di collaborazione o i tirocini pagati metà dal datore di lavoro e metà dalle Regione. Questi sono solo alcuni dei molti esempi che abbiamo già vissuto e dai quali prendere spunto e sui quali riflettere.

Stiamo entrando in una nuova era di visione del lavoro. Siamo veramente pronti per questo?
La professionalità, la specializzazione in un singolo ramo sembrano essere le linee guida richieste per il prossimo futuro.

Alla luce di queste riflessioni se si mira ad allungare il curriculum è giusto cavalcare l’onda  del mercato ed essere una sorta di mietitrebbia che non si lascia scappare nulla ma se si mira ad avere una propria stabilità economica, sicuramente, è necessario (oggi) scendere a qualche compromesso a meno che, il primo numero dell’ età non sia pari o (meglio) superiore a tre! Ma in quel caso, forse, la prima strada non te la puoi permettere.

Entrambe le scelte portano con se responsabilità e sacrifici, non esiste una strada giusta ed una sbagliata, bisogna avere molta pazienza ed essere coscienti di se stessi e, soprattutto, del dove si vuole arrivare.