Donne e lavoro ai tempi del Covid

Essere donne nel 2021 non è facile.

Essere donne nel 2021 e in cerca di lavoro forse è ancora peggio.

Con l’avvento della pandemia lo scorso febbraio 2020, la già precaria situazione lavorativa in Italia si è trovata
ancora più in bilico e a farne le spese sono state soprattutto le donne.

Secondo uno studio di Banca d’Italia, dallo scoppio della pandemia sono andati persi circa 300mila nuovi posti di lavoro riducendo
di 76mila unità proprio l’occupazione femminile. Tutto questo motivato dal fatto che sulle donne gravano carichi ulteriori a quelli lavorativi, ovvero quelli familiari, resi ancora più complessi da un anno a questa parte.

In Italia il tasso di occupazione femminile è più basso rispetto alla media europea, registrando di conseguenza una minore autonomia finanziaria. Se sei donna lavoratrice devi anche fare i conti con un altro fattore: la disparità salariale.

Sottolineata anche dal premier Draghi in una delle ultime riunioni, la differenza di salario a parità di mansione tra uomo e donna,
detta anche “gender pay gap”, è aumentata con il progredire della pandemia, alleggerendo dell’8,7% la busta paga delle donne rispetto a quella degli uomini.

Spostandoci ora a livello europeo, un’analisi Eurostat del gennaio 2020 riporta che il divario salariale tra uomo e donna è del 23,7% su una media europea del 29,6%.

Se poi sei donna e sei in cerca di lavoro, preparati ad affrontare sfide particolarmente insidiose, soprattutto in fase di colloquio.

Può succedere, infatti, che incappiate in quei recruiter sofisticati che vi squadrano dall’alto in basso e con un sorriso bonario di circostanza vi chiedano “Convivi? Sei sposata? Hai figli? Vorrai averne?”.

Secondo l’articolo 27 del Codice delle Pari Opportunità questo tipo di domande sono illegali e possono essere considerate discriminatorie, poiché esiste il divieto di compiere “qualsiasi discriminazione per quanto riguarda l’accesso al lavoro, in forma subordinata, autonoma o in qualsiasi altra forma, compresi i criteri di selezione e le condizioni di assunzione (…) anche se attuata attraverso il riferimento allo stato matrimoniale o di famiglia o di gravidanza, nonché di maternità o paternità, anche adottive”.

A tal proposito, in un recente intervento, il Ministro del Lavoro Andrea Orlando ha affermato di voler dare piena attuazione al Codice per le pari opportunità attraverso la creazione di piattaforme anonime volte alla denuncia delle aziende che violano quell’articolo che proibisce di fare domande sulla vita personale di donne e uomini.

Del resto, questa rinnovata attenzione sul tema trova conforto ancora una volta nella nostra Costituzione, più precisamente nell’articolo 37, il quale recita: “La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.”

Concludiamo con una citazione di Linda Laura Sabbadini, direttrice del dipartimento delle statistiche sociali dell’Istat e pioniera delle statistiche di genere: “Le donne vogliono lavorare, vogliono realizzarsi su tutti i piani. Vogliono avere i figli che oggi non riescono ad avere, ma che desiderano. Vogliono anche valorizzarsi sul lavoro. E se la politica non riuscirà a capire che questa è una priorità essenziale per il rilancio del nostro Paese, si allontanerà sempre più inesorabilmente dai bisogni delle donne e del Paese”.