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Donne che non odiano gli uomini

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La distorsione sociale nella comunicazione della violenza di genere

Avete mai visto una pubblicità contro la violenza parlare direttamente agli uomini? Quali messaggi dovrebbero lanciare le pubblicità del futuro per andare oltre gli stereotipi? Di queste e altre distorsioni comunicative parla Laura Faraci, 27 anni, ferrarese, nel suo libro Apologie della violenza. Il libro è oggetto di un crowdfunding e in attesa di pubblicazione.

Laura, da cosa nasce l’idea di scrivere questo libro?

Il libro nasce come approfondimento della mia tesi di laurea magistrale, frutto di una graduale presa di coscienza. Gli stereotipi di genere nei media sono tanto pervasivi da passare inosservati, per questo è importante riflettere sulle immagini pubblicitarie. Tutto quello che vediamo ha un impatto sia conscio che inconscio e quest’ultimo livello è quello più delicato perché porta ad un’assimilazione degli stereotipi che si ripercuote nella nostra vita senza nemmeno che ce ne rendiamo conto.

Nel guardare immagini di intrattenimento, come le pubblicità, siamo portati a percepire come necessariamente vero quello che ci presentano. Il mio libro vorrebbe creare nel lettore un senso critico che lo porti a chiedersi “come potrebbero i media scegliere immagini diverse da queste per lanciare il messaggio?”.

C’è stato qualche episodio nella tua vita che ti ha spinto a parlare di disparità di genere? Hai voglia di raccontarcelo?

Nella mia vita quotidiana sono tanti i momenti in cui ho percepito la disparità di genere ma c’è un episodio preciso in cui ho capito che non potevo più far finta di niente. Qualche anno fa sono stata vittima di stalking da parte di un ragazzo. Ha iniziato a perseguitarmi nonostante gli avessi detto ripetutamente di non essere interessata. La cosa che mi ha colpita di più, oltre alla sua insistenza, è stata la totale noncuranza della mia volontà personale. Non gli interessava la mia risposta, ciò che invece gli ha fatto gettare la spugna è stato sapere che avevo un ragazzo e che quindi appartenevo già a qualcun altro. Due anni dopo ho intrapreso i miei studi sul tema della parità di genere.

Secondo te perché il problema della violenza di genere è ancora così tanto diffuso e come le pubblicità possono contribuire a risolverlo?

All’inizio dei miei studi anche io mi sono posta non poche domande sul rapporto tra pubblicità e violenza di genere. Volevo indagare il perché le donne non denunciassero le violenze subite e se la pubblicità sociale potesse fare qualcosa. Il fatto stesso di essermi chiesta “ma perché le donne non denunciano?” è la conseguenza dell’aver recepito un messaggio distorto.

Ci sono ottimi motivi per cui le donne non denunciano. Il compito della pubblicità non è quello di convincerle, ma piuttosto di spiegare loro come fare, comunicando nel modo giusto e soprattutto parlando anche agli uomini. La maggior parte delle pubblicità contro la violenza di genere semplifica e offre delle soluzioni che spesso portano le donne a non rendersi nemmeno conto di essere oggetto di violenza. In più, sono sempre rivolte alle donne e questo crea l’opinione sbagliata che si tratti di un problema unicamente femminile. Escludere del tutto gli uomini travisa completamente il messaggio.

Un altro problema legato alla violenza di genere risiede nel concetto stesso di violenza e di cosa venga considerata tale. Se guardiamo le pubblicità che trattano di violenze sulle donne ritroviamo quasi sicuramente un unico riferimento alla violenza fisica. Ma questo porta le persone a guardarsi intorno e a chiedersi “dove sono tutte queste donne vittime di violenze?” e gli stessi uomini a giustificarsi pensando “io non violento perché non picchio le donne”.

Purtroppo la violenza ha diverse forme oltre a quella fisica, può essere psicologica, economica, sessuale, e le pubblicità del domani dovrebbero comunicare a tutti e di tutti questi tipi di violenze.

Cosa pensi dei movimenti a favore della parità di genere? Come vedi il fatto che molto spesso siano rivolti solo alle donne?

Personalmente ho notato che ci sono varie scuole di pensiero. Ci sono ambienti femministi che vogliono escludere totalmente gli uomini in nome di una rivalsa sociale e si sentono attaccati anche da uomini che si esprimono in loro favore. Altri invece promuovono maggiormente un clima di scambio e di inclusione.

Non credo che l’approccio esclusivo sia giusto perché molti uomini sono sensibili e interessati al tema della parità di genere e fanno del loro meglio per sostenerlo. Gli uomini non dovrebbero essere esclusi ma coinvolti.

Occorre rieducare l’intera società partendo da ognuno di noi, perché chiudersi in una cerchia di donne che non vengono mai contraddette non porta a un riconoscimento sociale. La misandria non è giustificata ai fini della parità di genere e la soluzione dovrebbe partire dall’inclusione e dal confronto tra i generi.

Hai mai pensato al problema nei panni di un uomo?

Da piccola pensavo “come sono fortunata a non essere un uomo, così almeno non devo fare sempre io il primo passo!”

Non avevo nessuna consapevolezza di queste tematiche ma ero così felice di non avere obblighi sociali di questo tipo. Spesso ci dimentichiamo come gli stereotipi di genere siano un problema che interessa tutta la società, uomini e donne indistintamente. Il privilegio che apparentemente gli uomini hanno ottenuto nella società è un grosso peso da portare perché implica una conformazione a regole e stereotipi per nulla flessibili.

Solo chi ha un determinato carattere è capace di accettare gli stereotipi di genere maschile: forza, predominanza, costante spirito di iniziativa, assenza di qualsiasi forma di emotività manifesta e tante altre che ben conosciamo.

Per molti uomini questo non è un ideale a cui aspirare e il discostarsi da questi modelli spesso li fa sentire sbagliati e anche oggetto di discriminazioni e violenze. Gli uomini sono stati colpiti per anni (e lo sono ancora) da una certa repressione della loro sensibilità e delle loro emozioni nell’opinione sbagliata che mostrare la propria umanità sia segno di debolezza.

Ci sono uomini a cui piace essere al comando mentre ad altri no, così come ci sono donne con una certa attitudine predominante. Ritengo assurdo associare certe caratteristiche al genere. Nel mio libro ho scelto di trattare la violenza di genere come violenza maschile sulle donne, ma sotto questa sfera rientrano tematiche molto più ampie legate a chiunque non si conformi ai modelli imposti dalla società.

Perché consiglieresti di preordinare il tuo libro?

Penso che Apologie della violenza possa essere una guida utile per chiunque voglia avere maggiore consapevolezza di cosa sia la violenza maschile contro le donne e di come le immagini influenzino la nostra percezione del problema.

Clicca sul link per acquistare il libro di Laura Faraci.

Puoi partecipare al crowdfunding fino all’8 maggio.

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