Stando a quanto dichiarato dalla giovane (classe 1977) premier socialdemocratica Mette Frederiksen, entro il 2033 la Danimarca investirà un importo di 28 miliardi di euro (in corone danesi ovviamente) per costruire un’isola artificiale che, a tutti gli effetti, ci proietta verso il futuro.

Quest’isola fornirà energia pari a 3 gigawatt assicurando il fabbisogno di 3 milioni di famiglie. Questo valore vale circa due volte gli abitanti del comune di Milano anche se in tutta la Danimarca il totale di abitanti supera di poco i 5 milioni.

Dalla crisi a punto di riferimento

Prima di arrivare al futuro, però, torniamo indietro di una trentina d’anni in uno dei periodi più difficili di Copenaghen, la capitale della Danimarca.

Alla fine degli anni ’80, Copenaghen era una città in grossa crisi con un tasso di disoccupazione quattro volte superiore e da cui le persone “fuggivano” verso le campagne.

Nel 1990, dalle menti del premier conservatore Poul Schlüter, del leader social-democratico Svend Auken e dall’allora sindaco di Copenaghen Jens Kramer Mikkelsen nacque la grande coalizione che, tra le regole non scritte, aveva l’obbligo morale di far rinascere la capitale.

Il piano era di investire in infrastrutture e in progetti urbanistici all’avanguardia con lo scopo di diventare un punto di riferimento per persone in cerca di un nuovo posto in cui vivere, così da richiamare tutti quelli che si erano allontanati, imprese comprese.

Verso la città ideale

Il progetto madre di questo cambiamento prese piede dal porto di Copenaghen e aveva come motto: “Perché demolire vecchi edifici quando possiamo riutilizzarli?”.

Infatti si mirava al recupero degli edifici già esistenti con lo scopo di arrivare ad una città ideale.

Al processo decisionale vennero chiamati in causa, oltre che professionisti quali architetti, ingegneri, costruttori e dirigenti pubblici, anche 800 cittadini.

La città ideale prende il nome di Nordhavn.

L’ultima opera, inaugurata nel 2017, è un edificio scolastico completamente ricoperto da pannelli solari: stiamo parlando di una superficie esterna di sei mila metri quadrati coperti da 12mila pannelli.

Altra opera molto interessante è il “The Silo”, un edificio di diciassette piani che ora ospita quasi quaranta appartamenti di lusso. Un tempo questa struttura era utilizzata come magazzino del grano. Il vecchio cemento è stato riutilizzato risparmiando 380 tonnellate di CO2 che sarebbero serviti nella produzione di tale materiale.

Sostenibilità di nome e di fatto

In parallelo a Nordhavn, ovviamente, c’era e c’è ancora una grande attenzione alle infrastrutture per la mobilità sostenibile tanto che, oggi, tra Copenaghen e periferia, si contano più di 350 km di piste ciclabili.

Entro il 2025 la capitale danese si è posta l’ obbiettivo di diventare una città “Carbon Neutral” tramite una riprogettazione della viabilità, continuando ad aumentare la rete infrastrutturale per la mobilità sostenibile e concentrando le aziende, gli esercizi e le attività commerciali nelle zone limitrofe della città.

In questo modo si stima che i tempi di percorrenza in città calino del 15% con una riduzione dell’inquinamento acustico e atmosferico e, di conseguenza, una maggior produttività delle persone in ambito lavorativo.

E mentre Copenaghen nel 2021 è stata eletta vincitrice dal National Geographic di un premio per la sostenibilità a livello mondiale, l’Italia si trova solo al ventiduesimo posto nel Ranking 2020 dell’Environmental Performance Index.

Insomma c’è tanto da imparare, un po’ più lontano, un po’ più a nord.