Un esempio per le giovani generazioni, un simbolo del mondo del volontariato, una studentessa modello e ora anche Alfiere della Repubblica. Tutto questo è Aruna Rossi, 18enne di Cento, premiata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella per la passione con cui si è dedicata al dialogo epistolare con gli anziani costretti all’isolamento a causa della pandemia. Un lodevole scambio inter-generazionale che ci siamo fatti raccontare dalla diretta interessata.

Ci racconti come è nata l’iniziativa “Amici di penna”? 

“Amici di penna” è un progetto partito dal Comune di Cento tramite il Servizio per l’Integrazione Socio Sanitaria, in collaborazione con il gruppo Scout Agesci Cento 1°. L’iniziativa avviata durante il primo lockdown, tra aprile e maggio 2020, consisteva nello scrivere alcune lettere ai nonni che in quel periodo erano la fascia d’età più colpita e più a rischio Covid-19.

L’obiettivo era quello di far compagnia, mediante un piccolo gesto, a questi nonni che sentivano la necessità di voler qualcuno vicino, almeno metaforicamente.

Io ho subito deciso di aderire perché volevo aiutare qualcuno che fosse più in difficoltà di me; perché avevo la possibilità di scrivere (una delle mie passioni, oltre a leggere e ascoltare la musica) e perché sentivo comunque la mancanza dei miei nonni che non potevo abbracciare per via della pandemia.

La corrispondenza epistolare con nonna Ivana (non è mia nonna, ma è una maniera affettuosa di chiamarla) mi ha permesso di superare una fase in cui mi ero chiusa in me stessa, ero sempre in ansia, agitata e indisponente.

Mi ha dato la fortuna di evadere un po’ da quella bolla che mi ero creata a causa del Covid

Con l’inizio dell’estate questo progetto si è interrotto perché si pensava ad una parziale riapertura, ma comunque il Servizio per l’Integrazione Socio Sanitaria (di cui è referente Ilaria Bovina, educatrice professionale) ha riiniziato la sua collaborazione assieme al gruppo Scout di Cento (che aveva come referente Federica Grazi, capo Scout) agli inizi di gennaio di quest’anno.

Come e quando hai scoperto della nomina di Alfiere della Repubblica? 

“Alfiere della Repubblica” è un attestato d’onore che mai avrei pensato di ricevere dal presidente Mattarella. Ho appreso la notizia giovedì 11 marzo, verso le 13: mi ha chiamato la mia Capo Scout Chiara e mi ha comunicato la “super news”.

Io in realtà non avevo capito i motivi, non sapevo neanche di essere stata candidata, poi ho scoperto che i Capi Scout avevano deciso di inviare la candidatura scrivendo i nomi dei ragazzi e delle ragazze minorenni che avevano aderito a questo progetto, poi però la cosa andò un po’ nel dimenticatoio e si è tutto ripresentato così, dal nulla.

Quando ho realizzato pensavo fosse tutto uno “scherzo delle Iene”, non ci credevo

Sono andata sul sito del Quirinale e quando ho letto il mio nome in elenco, ho dato sfogo ad un pianto liberatorio con mia madre e ho raccontato la stupenda notizia a mio padre. Poco dopo però mi è salito il panico perché avevo immaginato che mi sarei dovuta interfacciare con i giornalisti o che avrei dovuto parlare davanti ad una telecamera e tutto ciò mi terrorizza, ho paura di parlare in pubblico e di fare brutte figure.

Da lì a poco sono arrivate tante congratulazioni e moltissime chiamate da parte di giornalisti. Ancora adesso prima di un’intervista piango perché sono una ragazza molto sensibile ed emotiva e poi non sono abituata a queste genere di cose; tutto questo mi ha colto alla sprovvista.

Tuttora mi chiedo perché è successo proprio a me, io non cercavo questo, eppure mi è arrivato come un fulmine a ciel sereno (in senso positivo). Sarà comunque una domanda a cui non riuscirò dare risposta, forse meglio così, nella vita non si riesce a dare risposte a tutte le domande che ci poniamo.

Specie un’emozione del genere… che cosa hai provato? E che effetto fa essere premiati da Mattarella? 

Ora sono felice e orgogliosa di rappresentare così tanto qualcosa che abbiamo fatto col cuore. Ringrazio i miei genitori a cui devo tutto e e il mio fantastico gruppo scout Agesci Cento.

Essere un Alfiere della Repubblica mi porta ad avere molte responsabilità che prima non avevo

Per esempio mi porta ad essere una figura da seguire per tutti coloro che magari hanno la voglia di fare un servizio di volontariato o di cominciare un percorso scoutistico.

Che messaggio vorresti lasciare ai giovani tuoi coetanei? 

Penso che anche altre persone, scout e non, dovrebbero intraprendere un servizio di volontariato, anche se per poco ma almeno per provare la gioia che si ha nell’aiutare gli altri. Io non so cosa voglio fare nella vita e non so cosa il futuro abbia in serbo per me, ma sono sicura che la mia strada per il volontariato è ben lontana dalla fine, la striscia rossa del traguardo non la vedo e non la voglio vedere neanche col binocolo. Ho la voglia e la necessità di aiutare gli altri perché mi fa stare bene con me stessa: vedere che gli altri sono felici, mi rende felice.

Penso che il volontariato debba essere un dovere perché se una persona ha le capacità e le possibilità di aiutare gli altri, lo deve fare

Per chi, invece, è già in cammino su questa strada consiglio di continuare a percorrerla perché non c’è cosa più gratificante che aiutare le persone, anche con un semplice gesto. Penso sia una crescita personale e umana… per chi non conosce il mondo scoutistico, sarebbe proprio bello che ne facesse parte perché non sa veramente cosa si perde!

Il fatto che tramite questo attestato io possa essere un esempio, mi fa molto piacere e se la mia figura, in qualche modo, può aiutare le persone che hanno bisogno o chi vorrebbe iniziare una strada di volontariato, allora sono molto felice e orgogliosa di essere per loro un esempio da seguire.

Come stai vivendo la didattica, in presenza o a distanza, in questa emergenza? 

Seguo le lezioni da casa e, per essere sinceri, devo dire che il primo lockdown l’ho vissuto proprio male perché mi sentivo di soffocare, in più ero diventata moto irascibile e indisponente e me ne stavo rinchiusa sempre nella mia stanza. Ora, invece, avendo capito un po’ il meccanismo, sono molto più rilassata e ho preso coscienza e consapevolezza di questa cosa.

Siamo certamente in un periodo non facile per tutti e so benissimo che sarebbe molto più bello fare la scuola in presenza perché questo dà la possibilità di socializzare, ma la salute viene prima di tutto. Per questo ritengo che per ora la Dad sia la forma di apprendimento migliore, anche se dobbiamo impegnarci al massimo per essere sempre sul pezzo senza distrazioni.

In questo periodo aprire le scuole rischia di agevolare la diffusione delle varianti Covid che già stanno circolando tra noi e quindi tutti noi dobbiamo usare il buon senso perché solo così possiamo andare avanti e cercare di superare questo brutto periodo.