Da Azzurra a Luna Rossa. Quel sogno chiamato America’s Cup

di Luca Storari

“Mi piace il vento perché non si può comprare”

Da queste parole nasce la storia sportiva della vela italiana. Le pronunciò Gianni Agnelli, sì proprio l’uomo che soprannominò Del Piero come il pittore Pinturicchio, appassionato di vela e del mondo marino inteso come luogo di libertà con quel brivido di rischio che è sempre dietro l’angolo.

Partiamo dagli anni ’60, o meglio, dal 1962 quando l’ allora presidente Americano JFK invitò il giovane industriale Italiano a Rhode Island per le regate dell’ America’s Cup. I due avevano passato parte della precedente estate insieme a Ravello, meta che, al presidente Statunitense,  venne consigliata dallo scrittore Gore Vidal.

Quell’ occasione fece accrescere, in Agnelli, ancor di più la sua passione per la vela.

Ci volle qualche anno, più di qualche anno in realtà, per far diventare quella passione quello che poi, ai giorni d’ oggi, è la storia dello sport a vela Italiano che, per i meno appassionati, coincide con il nome di Luna Rossa.

Siamo nel 1981 ed è l’anno zero per lo sport a vela Italiano. Come prima cosa vennero arruolati gli sponsor (da buon imprenditore, Agnelli, sapeva benissimo che i soldi erano fondamentali): parliamo di società del calibro di Iveco, Cinzano, San Pellegrino insomma, una bella elit di aziende. Viene poi contattato lo Yacht Club Costa Smeralda al quale viene affidato il compito di rendere tutto questo un qualcosa di galleggiante e capace di competere in regate prestigiose come l’ America’s Cup. Il tutto ebbe il costo di circa 5 miliardi di Lire, circa 2 milioni e mezzo di Euro per chi non avesse familiarità con il vecchio conio. 

Un anno dopo, nel 1982, nasce “Azzurra” nello stesso anno in cui gli Azzurri fanno gioire un paese intero dopo un digiuno che durava dal 1938.

Un anno dopo, il 24 Settembre 1983, la stessa Azzurra si presenta nella Baia di Narragansett, Newport, per la 25esima edizione dell’ America’s Cup. Non è stata una favola in cui l’ ultimo arrivato, il partecipante più sfavorito, vince sugli storici detentori del titolo, quel ruolo spetta al team Australiano che strappa il trofeo dalle mani degli Americani che lo stringevano dal 1851 (non è un errore di battitura, è stato il periodo più lungo di imbattibilità nella storia di questo sport e, probabilmente, di tantissimi altri). L’ ultimo arrivato,  d’altronde, si consolava con la medaglia di bronzo, non male per essere la new entry. Agnelli, dopo tutto, aveva semplicemente richiesto di non fare “la figura dei cioccolatai”.

Quattro anni dopo, in Australia, Azzurra non brillò come in terra Americana e da lì a poco finì la storia di quella barca nata da passione e unione di molte delle aziende più brillanti presenti all’ epoca sulla penisola. 

Il bello, però, doveva ancora arrivare: l’anno zero di questo sport era stato scritto così come le prime pagine della sua storia, sebbene non tutte entusiasmanti. Nel Marzo del 1990, a Venezia, in una cornice sontuosa per essere una presentazione di una barca a vela, nacque un nuovo bucintoro, Il Moro. 

Nella sua prima apparizione nella coppa più prestigiosa, due anni dopo la sua presentazione, vinse la Luis Vitton Cup, l’ attuale Prada Cup (la sfida che permette ai challenger di sfidare il detentore della coppa) per poi perdere la finale contro il defender Americano. Fu la prima vittoria in Luis Vitton Cup da parte di un team di un paese non anglosassone.

Dopo qualche altro anno di anonimato per Il Moro di Venezia, la storia della vela italiana si affida ad un altro imprenditore, il sig. Prada, meglio conosciuto come Patrizio Bertelli che lancia una nuova sfida all’ America’s Cup nel 1997. È lui che battezza il nome Luna Rossa che, per quanto ne sappiamo, nasce da un dopo cena durante il quale Bertelli rimane incantato dal sorgere dal mare di una grande luna rossastra in una sera d’ estate. Il nome sembrava calzare a pennello visto anche il nome del Defender Neo Zelandese: Black Magic. 

Luna Rossa esordisce nel 2000 in Nuova Zelanda. Gli anni precedenti sono stati contraddistinti da estati intere di allenamenti in terra “nemica” mentre il resto dell’ anno l’ imbarcazione veniva provata e migliorata nelle acque a largo della Toscana dove ci sono le condizioni di mare e vento più simili a quelle presenti nella baia di Auckland. 

L’ esordio è dei più promettenti, Luna Rossa vince la Luis Vitton Cup ma, come per Il Moro, deve arrendersi in finale, di nuovo, ma questa volta al Team di New Zealand.

Si dovranno aspettare 21 anni prima di rivedere Luna Rossa giocarsi la Champions League della vela: nel 2003 Luna Rossa si arrende alle semifinali, nel 2007 in finale così come nel 2013 (sempre alla Nuova Zelanda). Purtroppo, esattamente come nel 2007 e nel 2013, anche quest’ anno non c’è stato il lieto fine. In bocca al lupo al team di Luna Rossa che avrà molto lavoro da svolgere per vincere il titolo e complimenti per averlo fatto sognare quest’ anno agli appassionati di questo bellissimo ma, purtroppo, poco seguito sport.

Le sfide contro New Zealand non saranno mai sfide comuni per l’ Italia! Così come potrebbe essere la sfida contro la Germania per il calcio, eterni rivali!