Che aria tira in Emilia-Romagna?

di Michela Arcidiacono

Che aria tira? Tra lo sconforto generato dalla crisi globale causata da SARS Covid 19, le continue tensioni nazionali e internazionali, possiamo affermare che non tira proprio una bella aria. In Italia l’unica cosa “leggerissima” sembra essere la canzone di Colapesce e Dimartino, escludendo le polveri sottili.

Cosa sono le polveri sottili?

Le polveri sottili sono una miscela complessa solida e liquida di migliaia di composti chimici, come metalli, sali, composti carboniosi e zolfo, con un diametro inferiore ai 10 micron (µ) (un capello umano ha un diametro di circa 40 micron) e si distinguono in base alle loro dimensioni in PM10 e PM 2,5.

La loro composizione chimica varia da luogo a luogo e dipende dalla fonte di emissioni dominante, mentre la loro concentrazione è legata a diversi fattori come la densità di popolazione, la presenza di specifiche attività antropiche e le caratteristiche geomorfologiche del territorio.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che l’inquinamento atmosferico ambientale causa nel mondo circa 3.7 milioni di decessi all’anno, 800.000 solo in Europa. 

Facendo due conti esso è responsabile di 6.3 milioni di anni di vita persi e del 3% della mortalità cardio-respiratoria. Nello specifico, l’effetto sanitario del particolato atmosferico è principalmente legato alla sua capacità di entrare all’interno degli organismi attraverso il sistema respiratorio veicolando sostanze che possono risultare ancora più dannose delle particelle stesse.

Le polveri sottili in Italia

Secondo una ricerca internazionale pubblicata nel 2019 su The Lancet, l’Italia risulta prima in Europa e undicesima nel mondo per morti premature da esposizione alle polveri sottili PM2.

Nella normativa italiana gli attuali limiti di legge relativi alle concentrazioni di materiale particolato in aria ambiente derivano dal D.lgs. 155/2010 e s.m.i.

Questi limiti sono sempre riferiti ad un anno solare e riguardano sia la concentrazione media annuale del PM10 (40 μg/m3) che del PM2.5 (25 μg/m3). Per il primo, inoltre, è anche previsto un limite giornaliero da non superarsi più di 35 volte all’anno, ovvero 50 μg/m3.

Nel 2020, nonostante la pandemia e le molte limitazioni legate ai lockdown, sono stati ugualmente osservati superamenti del valore limite giornaliero di PM10, mentre la media annua della concentrazione di quest’ultimo e di PM 2,5 è stata sempre inferiore al limite in tutte le stazioni.

Della correlazione tra misure emergenziali e la qualità dell’aria si sono occupati diversi studi.

I partner del progetto Life Prepair hanno condotto uno studio sulla qualità dell’aria nel bacino padano: è emerso che differentemente da altri inquinanti, il comportamento della massa totale di PM10 è stato caratterizzato da variazioni negative e positive discontinue durante il periodo di lockdown totale, con un andamento legato prevalentemente alle condizioni meteorologiche.

I risultati mostrano che il fermo quasi totale dei trasporti e di molti esercizi commerciali non ha sortito lo stesso effetto sul PM10. La combustione di biomasse per il riscaldamento domestico, dovuto alla permanenza in casa di gran parte della popolazione, ha portato ad un aumento delle emissioni in atmosfera dell’inquinante.

Allo stesso modo il comparto agricolo, che ha continuato regolarmente le proprie attività, ha immesso in atmosfera ammoniaca in grado di produrre, assieme a ossidi di azoto e solfati, PM secondario che costituisce fino al 70% del PM presente in pianura padana.

Emerge, dunque, che per ridurre le emissioni di particolato atmosferico devono essere presi provvedimenti mirati, coordinati a livello di bacino, ma rivolti alle diverse attività che concorrono alla produzione dei precursori del PM, come sottolineato da Marco Deserti, coordinatore tematico dell’ambito Qualità dell’aria e valutazione delle emissioni della Regione Emilia-Romagna.

E in Emilia-Romagna?

La regione Emilia-Romagna ha adottato diverse misure al fine di tutelare la salute pubblica della popolazione e di ridurre, a livello locale, le concentrazioni di PM 10, con l’attivazione di misure emergenziali in caso di raggiungimento di picchi di inquinamento.

La regione quest’anno ha rafforzato gli interventi e i progetti a riguardo garantendo fondi per quasi 37 milioni di euro, che verranno rifinanziati nei prossimi due anni. Tra le misure straordinarie entrate in vigore dal 1° marzo 2021 troviamo il blocco alla circolazione per i veicoli privati euro 0 ed euro 1 nei centri abitati di tutti i comuni della pianura sotto i 30.000 abitanti; il blocco dei veicoli privati Benzina Euro 2 e Gpl e Metano Euro 1 e il blocco dei veicoli privati diesel Euro 3; il raddoppio delle domeniche ecologiche, fino a quattro al mese nei comuni aderenti al Pair 2020, con il blocco per i veicoli diesel Euro 4.

Cosa si sta facendo per azzerare le emissioni?

Per ridurre gli inquinanti dovuti agli impianti di riscaldamento, invece, è stato introdotto il divieto di utilizzo di generatori di calore domestici alimentati a biomassa legnosa ad alto impatto emissivo nei comuni sotto i 300 metri, nel periodo che intercorre tra il 1° ottobre e il 30 aprile. Verranno investiti, inoltre, sette milioni per incentivare la sostituzione di apparecchi obsoleti di combustione a biomassa per uso domestico.

Relativamente all’agricoltura i fondi stanziati saranno destinati per la copertura degli stoccaggi degli effluenti zootecnici e per l’utilizzo di tecniche di spandimento e di gestione dell’allevamento a basso impatto ambientale

Infine, non mancano incentivi per la mobilità sostenibile: delle risorse messe a disposizioni dalla regione, 16,9 milioni saranno destinati per la sostituzione dei veicoli più inquinanti nella pubblica amministrazione, il potenziamento del progetto bike-to-work, che ha l’obiettivo di aumentare la percentuale di persone che rinunciano all’automobile a favore di un mezzo più sostenibile per gli spostamenti casa-lavoro, e la promozione delle strade scolastiche e dei percorsi sicuri casa-scuola. Verranno inoltre destinati tre milioni per interventi di forestazione urbana.

Il progetto MAIA insieme alla NASA

Nel campo della ricerca l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente (Arpae) si è mostrata in prima linea partecipando a un progetto sponsorizzato dalla NASA per studiare gli effetti dell’inquinamento atmosferico prodotto da diversi tipi di particolato sulla salute umana. Il progetto Maia (Multi-Angle Imager for Aerosols)combinerà le misurazioni satellitari delle proprietà degli aerosol atmosferici e quelle in superficie delle concentrazioni di particolato, raccolte tramite sistemi di monitoraggio del PM.

Pertanto, sarà possibile generare mappe del PM e dei suoi principali componenti chimici con una risoluzione di 1 km all’interno delle aree target individuate per lo studio, tra cui si configura un’area che si estende da Roma a Bologna. Nello specifico Arpae collaborerà, fornendo le analisi chimiche relative alla rete di monitoraggio del PM che comprende quattro diversi siti: Bologna, San Pietro Capofiume, Rimini e Parma.

Nonostante le tante iniziative la strada è lunga ed in salita e dopo questo estenuante anno l’augurio più leggero è quello auspicato dalla poetessa Mariangela Gualtieri nella sua splendida “Nove marzo 2020“:

“A quella stretta di un palmo col palmo di qualcuno /a quel semplice atto che ci è interdetto ora -/noi torneremo con una comprensione dilatata./Saremo qui, più attenti credo. Più delicata/la nostra mano starà dentro il fare della vita/.”.

Fonti:

http://cmsarpa.regione.fvg.it/export/sites/default/tema/aria/utilita/Documenti_e_presentazioni/sintesi_divulgative_docs/ad_2015_002.pdf

https://servizi.comune.fe.it/9373/pair-misure-emergenziali-allerta-smog